La Decrescita annienterà la mafia.

La Dia al parlamento Italiano: “le Interazioni tra cosche e aziende del nord sono una realtà”.

Stavolta ad essere sotto accusa è anche il “mondo” Nord. Come reagisce l’Italia? E’ partita subito la caccia al colpevole. Tutti colpevoli ma nessun colpevole. O meglio, i favoriti sono i cutresi o i meridionali. Forse l’omertà o Saviano e Ciconte.
Ti avvilisci e ti rassegni mentre impotente, osservi i politici mentre si scannano nell’arena dei grandi schermi, davanti a milioni di Italiani. Assistendo al solito telefilm, ti accorgi che in questo “caos” non c’è la benchè minima Proposta credibile.

I nostri politici continuano a proporre lo stesso sistema che ha creato la crisi, perseverano sullo stesso modello di sviluppo che ci ha reso schiavi.
In questo gioco perverso non solo il problema mafia non può essere risolto ma ne creeremo tanti altri. La crescita economica infinita non è sostenibile, non su questo pianeta.
O la crescita o la crescita, sembra essere lo slogan dei governi. Se le loro uniche alternative ai nostri problemi sono la crescita infinita in questo mondo finito, consumismo sfrenato e la folle corsa al profitto a tutti i costi, in questo caso continuerà a vigere la regola del più potente. Qui la mafia vince facile.

La “Decrescita” per disintossicarsi.

La politica deve avere il coraggio di proporre alternative che rendano questo sistema “obsoleto”, creare il cuscino per attutire il colpo “recessione” la quale si ripresenterà sempre più spesso a chiedere il conto.

Avete mai sentito parlare di Serge Latuoche o Maurizio Pallante o meglio, avete mai sentito parlare di “Decrescita”? Ebbene, è l’unica politica che prende in considerazione la crescita zero e la recessione e ci prepara a trarne un vantaggio sociale, ambientale ed economico. In un mondo del genere la mafia con i suoi soldi ci si può pulire il culo.

Vito Cerullo

Ps. solo a Reggio negli ultimi giorni ci sono stati arresti e sequestri per beni dal valore di un 1.350.000 euro ai danni del clan dei Casalesi e alla famiglia Aracri nella persona di Rocco Aracri. Facevano grandi affari al nord, investendo i capitali della mafia sul nostro territorio.

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